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Il tifo che avvelena il calcio

Stasera tiferò Napoli. Tiferò con forza, per almeno due motivi: perché è una squadra italiana e perché amo profondamente Napoli, una città che “ti manca anche quando ci sei” (e i napoletani, capaci di trasformare tutto in teatro). Sono dichiaratamente tifoso della Lazio, fin da bambino ….quindi da un sacco di tempo, ma sono sempre riuscito a rimanere abbastanza lucido. Non capisco ad esempio cosa c’è da gioire per la Juve uscita dalla Champions e nessuno sa quanto ho goduto per la Supercoppa. Capisco perché: sono sempre state antipatiche le squadre che vincono sempre, soprattutto perché sono sfacciatamente ricche. E’ vero, la Juve è ricca ma hanno speso un mare di soldi anche altre squadre, come le milanesi per esempio e godere per la sconfitta dei bianconeri è il sintomo del proprio fallimento. Ricordo sommessamente che il solo acquisto di un giocatore …del nord è bastato per costruire una Lazietta competitiva. Ma c’è un altro aspetto che ultimamente mi infastidisce. Quella campagna d’odio costruita intorno a quel “Gattuso terrone di merda” sentita da qualcuno provenire dalla panchina laziale quando Gattuso che, oltre a essere un ottimo allenatore è anche una persona onesta, ha chiaramente ammesso di essere stato lui a cominciare e che avrebbe meritato l’espulsione. Con quelle offese personali rivolte a un vero signore come Inzaghi nella furia del momento. Per non dire della ferocia agonistica di ringhio in una partita che per il Napoli non significava niente. Forse l’invidia per essere arrivati molti posti dopo il quarto? L’odio per aver usurpato un posto che lo sentivano proprio per grazia ricevuta? Per non dire della malcelata indifferenza per l’impresa storica di Ciro Immobile, ragazzo di Torre Annunziata, che ha pure vendicato il tradimento di Higuain. Infine sentirsi mortalmente offesi per quel terrone, lo dico da terrone, quando ci sono napoletani che votano Lega senza alcun ritegno. Quanto erano belli i tempi in cui bastava uno striscione con “Giulietta si ‘na zoccola” per dimostrare che i napoletani sono i più grandi di tutti. In ricordo di quello striscione, e della napoletanità di mia moglie, stasera guferò Barcellona. Ma, lo ammetto, non sono normale: ho addirittura un figlio romanista.

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